'SOMA'
Alla porta del vento s'offre la casa
Feature Film (71') by Giovanna Amarù, Italy 2016
Alla porta del vento s'offre la casa
Feature Film (71') by Giovanna Amarù, Italy 2016
“Because a poet comes here and he has to leave with a ripped, broken heart”. Thus the poet Ignazio Buttitta spoke with Sicilians, eternally and equally used to beauty and barbarity, to light as to blindness. Between document and testament, we danced and shot a litany of abandonment, at the border between a desolate factory and a dismissing theatre, in Bagheria ( from the Arab “Bab al Gerib”, “Door of the wind” in the subheading). How to live the wandering? SOMA describes this struggle on the fluid edge between construction and decay, land and sea, as we sense the boundary between body ( soma) and sign ( sèma).
That “limen” that is the membrane itself of existence, in which each of us determine his own lift and freedom. In the limbo between nature and culture as well, the geographical anatomies blend. As we offer and suffer our coming and going, the body is the only real place of our history. The watery wombs of Sicily cast the myth of Colapesce and the stories in which Tonino, Anikò, Antonio and Francesca swim. In which many swam, in a timeless flowing, as mirrored in a shattered mirror, as spoken in a thousand languages.
That “limen” that is the membrane itself of existence, in which each of us determine his own lift and freedom. In the limbo between nature and culture as well, the geographical anatomies blend. As we offer and suffer our coming and going, the body is the only real place of our history. The watery wombs of Sicily cast the myth of Colapesce and the stories in which Tonino, Anikò, Antonio and Francesca swim. In which many swam, in a timeless flowing, as mirrored in a shattered mirror, as spoken in a thousand languages.
NOTE SINOTTICHE
“Difatti alcuni dicono che il corpo è tomba [séma] dell’anima, quasi che essa vi sia presentemente sepolta: e poiché d’altro canto con esso l’anima esprime tutto ciò che esprime, anche per questo è stato chiamato giustamente “segno” [séma]. Tuttavia mi sembra che siano stati soprattutto i seguaci di Orfeo ad aver stabilito questo nome, quasi che l’anima espii le colpe che appunto deve espiare, e abbia intorno a se, per essere custodita, questo recinto, sembianza di una prigione. Tale carcere dunque, come dice il suo nome, è custodia [soma] dell’anima, finché essa non abbia finito di pagare i suoi debiti, e non c’è nulla da cambiare, neppure una sola lettera »
Platone, Cratilo, 400 c. Trad. del Reale
“Perché un poeta viene qua e deve andarsene con il cuore tagliato a pezzi, rotto”. Così parlava Ignazio Buttitta ai siciliani eternamente avvezzi alla bellezza ed alla barbarie, alla luce come figlia della cecità. Nell'ars movendi fra documento e testamento, abbiamo filmato e danzato una litania dell'abbandono. Per chi è mezzo uomo e mezzo pesce. Per chi lascia ciò che sa per ciò che non sa. In un luogo al confine fra una fabbrica dismessa ed una casa-palcoscenico dell'immaginario plausibile, ecco, non a caso, che s'incagliano gli stranieri, i fabbricatori d'altri mondi. Quelli dalla dodicesima casa robusta o con valori nettuniani forti, per chi s'intende d'astrologia. Questi, inclini a luoghi chiusi ed appartati, alimentano un nomadismo interiore ed hanno fame d'intenti. “Un coup de dés abolira le hasard à jamais” , risponderemmo a Mallarmé, come a dire che la doppia negazione afferma il destino. Poiché il “situarsi del caso”, di fatto, è questione personalissima. Decide quanto siete disposti a spostarvi o spaesarvi. Qual'è il sapore del vostro pane. Cosa vedete e cosa no, in quello spazio-matrice che è al contempo viso, foglia, polvere, ferro o vetro. Come abitare l'erranza? SOMA racconta il lavorio incessante di quella lotta di confine, che è limen fluido fra costruzione e disfacimento, fra terra e mare, fra senso e segno. Quel limen membrana stessa dell'esistenza, nel cui infrangersi ciascuno determina la propria portanza, la propria libertà. Il carico del proprio gusto, terrena transumanza dell'anima. Poiché incorporiamo ogni peso e rarefazione, nel limbo tra natura e cultura si confondono le geografiche anatomie. Quell'offerta “sofferta” dell'abbandono della casa, del costruire un tempio e distruggerlo, rima coll'opera celeste del riprendere ciò che si è dato e ridare ciò che si è tolto. Nel “Corpo” come luogo della sola storia possibile e nel “Confine” acquoso della Sicilia di Colapesce nuotano Tonino, Anikò, Antonio e Francesca; e nuotano molti, lungo correnti senza tempo, come riflessi in uno specchio frantumato, dove la parola si è rotta in mille lingue e la vita appare una spuma.
“Difatti alcuni dicono che il corpo è tomba [séma] dell’anima, quasi che essa vi sia presentemente sepolta: e poiché d’altro canto con esso l’anima esprime tutto ciò che esprime, anche per questo è stato chiamato giustamente “segno” [séma]. Tuttavia mi sembra che siano stati soprattutto i seguaci di Orfeo ad aver stabilito questo nome, quasi che l’anima espii le colpe che appunto deve espiare, e abbia intorno a se, per essere custodita, questo recinto, sembianza di una prigione. Tale carcere dunque, come dice il suo nome, è custodia [soma] dell’anima, finché essa non abbia finito di pagare i suoi debiti, e non c’è nulla da cambiare, neppure una sola lettera »
Platone, Cratilo, 400 c. Trad. del Reale
“Perché un poeta viene qua e deve andarsene con il cuore tagliato a pezzi, rotto”. Così parlava Ignazio Buttitta ai siciliani eternamente avvezzi alla bellezza ed alla barbarie, alla luce come figlia della cecità. Nell'ars movendi fra documento e testamento, abbiamo filmato e danzato una litania dell'abbandono. Per chi è mezzo uomo e mezzo pesce. Per chi lascia ciò che sa per ciò che non sa. In un luogo al confine fra una fabbrica dismessa ed una casa-palcoscenico dell'immaginario plausibile, ecco, non a caso, che s'incagliano gli stranieri, i fabbricatori d'altri mondi. Quelli dalla dodicesima casa robusta o con valori nettuniani forti, per chi s'intende d'astrologia. Questi, inclini a luoghi chiusi ed appartati, alimentano un nomadismo interiore ed hanno fame d'intenti. “Un coup de dés abolira le hasard à jamais” , risponderemmo a Mallarmé, come a dire che la doppia negazione afferma il destino. Poiché il “situarsi del caso”, di fatto, è questione personalissima. Decide quanto siete disposti a spostarvi o spaesarvi. Qual'è il sapore del vostro pane. Cosa vedete e cosa no, in quello spazio-matrice che è al contempo viso, foglia, polvere, ferro o vetro. Come abitare l'erranza? SOMA racconta il lavorio incessante di quella lotta di confine, che è limen fluido fra costruzione e disfacimento, fra terra e mare, fra senso e segno. Quel limen membrana stessa dell'esistenza, nel cui infrangersi ciascuno determina la propria portanza, la propria libertà. Il carico del proprio gusto, terrena transumanza dell'anima. Poiché incorporiamo ogni peso e rarefazione, nel limbo tra natura e cultura si confondono le geografiche anatomie. Quell'offerta “sofferta” dell'abbandono della casa, del costruire un tempio e distruggerlo, rima coll'opera celeste del riprendere ciò che si è dato e ridare ciò che si è tolto. Nel “Corpo” come luogo della sola storia possibile e nel “Confine” acquoso della Sicilia di Colapesce nuotano Tonino, Anikò, Antonio e Francesca; e nuotano molti, lungo correnti senza tempo, come riflessi in uno specchio frantumato, dove la parola si è rotta in mille lingue e la vita appare una spuma.

















